Home / Blog / L’instancabile segno di Osvaldo Licini

L’instancabile segno di Osvaldo Licini

Osvaldo Licini

L’11 ottobre del 1958 ci lascia “l’errante, erotico ed eretico” Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado 1894 – 1958), un anno cruciale per l’artista, presente alla XXIX Biennale di Venezia con 53 opere che gli aggiudicheranno il più importante riconoscimento mai prima di allora assegnato ad un artista italiano: il Gran Premio per la pittura.

Ma chi è Osvaldo Licini?

Licini è un artista marchigiano, con uno stile e una crescita pittorica tanto unica da risultare difficile da definire in maniera univoca, sempre rimasto fuori dai vincoli dei movimento novecenteschi con cui è entrato in contatto, libero di sperimentare con coraggio la sua pittura. Vissuto tra Bologna, Parigi e Firenze ha sempre preferito tornare a casa, nella sua amata Monte Vin Corrado, dove trascorrerà anche l’ultimo periodo della sua vita. Consapevole conoscitore delle vicende artistiche italiane e internazionali non ha mai veramente aderito a movimenti o gruppi, ma è rimasto indipendente e unico nel suo tempo. Dopo la sua formazione a Bologna, si trasferisce a Parigi, in cui resterà fino al 1926. Si avvicina sempre più ad una pittura più figurativa e affascinato dal paesaggio collinare marchigiano realizza pitture di paesaggio come occasione di nuove sperimentazioni di forma, colore e materia.

Osvaldo Licini

Branca Illustration

Sul finire degli anni ’30 e inizio ’40, l’arte di Licini si allontana dall’immagine per avvicinarsi alla capacità evocativa del segno grafico. In particolare, tra il 1944 e il 1946, dà vita a personaggi come gli Angeli ribelli, l’Olandese volante e le sue più care Amalassunte, esposte per la prima volta alla Biennale d’Arte di Venezia del 1950. «Amalassunta è la Luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco», sono queste le parole che usa Licini per descrivere le creature affascinanti ed eroiche che dipinge. Linee sottili evocano il mare e il cielo, costruiscono personaggi dal tono poetico e astri dalle forme bizzarre che occupano lo spazio della tela insieme a tratti calligrafici, come forme di un linguaggio misterioso e indecifrabile. Questi sono gli anni del periodo più intenso dell’attività di Osvaldo Licini che riprende temi già abbozzati in gioventù, genio instancabile e fortemente autocritico, tanto da arrivare a distruggere alcuni dei suoi primi lavori, continua la sua ricerca fino alla fine, con passione, tra le colline di Monte Vidon Corrado.

Per un’idea sul valore di mercato di Osvaldo Licini, nel 2018 è stato segnato un nuovo recordo per l’artista con la sua Amalassunta su fondo rosso chiaro (1949) battuta all’asta di Christies’s per 427,500 €

Invece, una splendida mostra da segnalare, che ha visto la collaborazione della direttrice del Centro Studi Osvaldo Licini, Daniela Simoni, con la Guggenheim della città lagunare, è stata inaugurata a Settembre e si prospetta un’occasione unica per conoscere la vita e le opere di Licini. Infatti, per i più curiosi, la Collezione Peggy Guggenheim offre visite guidate gratuite tutti i giorni alle 15.30 alla mostra, previo acquisto del biglietto d’ingresso al museo.

A sessant’anni dalla sua scomparsa la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dedica all’artista marchigiano una grande retrospettiva a cura di Luca Massimo Barbero. La mostra Osvaldo Licini. Che un vento di follia totole mi sollevi, aperta al pubblico dal 22 settembre 2018 al 14 gennaio 2019, offre la visione di oltre cento opere che ripercorrono il cammino dell’artista geniale che fu, attraverso undici sale espositive del Guggenheim, in cui saranno presenti anche una serie di bellissime Amalassunte.