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Ritorno al Futurismo: il Bal Tic Tac perduto

Bal tic tac

Nel fervido 1921, Filippo Tomasso Marinetti inaugura il primo Cabaret futurista della capitale romana, il Bal Tic Tac, la cui progettazione di arredi e decorazione della sala da balla venne affidata interamente a Giacomo Balla per la modica cifra di 4000 lire.

Quasi cento anni dopo riaffiora l’incredibile decorazione di Balla per la sala del Bal Tic Tac, di cui, fino a ieri, si conosceva solo l’ubicazione in via Milano. Ai tempi, tutti a Roma parlavano del primo locale Futurista della capitale. Quel luogo di straordinaria suggestione e magia, sede di grandi serate animate e sconvolgenti. Un’atmosfera resa unica anche grazie a quelle tempere dai colori forti e dinamici di quel movimento che aveva stravolto il 900.

Un articolo pubblicato su La Tribuna il 16 dicembre 1921 (firmato B. r.) descrive così il Bal Tic Tac:

Le pitture futuristiche di Balla, vertiginose di moto e di colori, vi spingono in un mondo irreale, appena avete oltrepassato la soglia… sacra. Questa sensazione d’irrealtà diventa gigantesca di sopra, un’orchestrina suona disperatamente musiche selvagge con strumenti inverosimili; su un vasto assito di legno si svolgono danze d’ogni stile sotto sussultanti veli multicolori; s’alzano nella penombra appassionate canzoni; damine settecentesche offrono fiori, saltano turaccioli di champagne, corrono in ogni senso squadre di camerieri. A mano a mano la sala s’affolla: il brio cresce, raggiunge intensità iperboliche nelle piccole ore… Ma il tono e la linea dello spettacolo non discendono mai: sfido, qui c’è il fiore dell’arte, dell’aristocrazia, della mondanità cosmopolita di Roma.

A seguito della sua chiusura, nel 1924, si persero le sue tracce, gli affreschi ormai dimenticati vennero coperti da una coltre di tinteggiature, controsoffitti e carte da parati. Infatti, l’edificio, nel corso degli anni, è stato adibito ad attività commerciali, di cui fra le ultime uno showroom di lampade di design. È stata quindi una splendida sorpresa quella fatta dagli addetti ai lavori della Bankitalia che tra il 2000 e il 2002 aveva acquisito l’edificio per farne uno spazio museale del Centro per l’educazione monetaria e finanziaria intitolato a Carlo Azeglio Ciampi.

Grazie a questo progetto di ristrutturazione previsto da Bankitalia, sono stati rimossi gli strati di pittura sul piano terra, che hanno fatto riaffiorare le tempere che, tanto tempo fa, all’angolo tra Via Nazionale e Via Milano 24, nel centro storico della Capitale, animavano il primo luogo a Roma in cui si suonava il Jazz! O perlomeno una musica a cui si ispirava molto.

La figlia di Giacomo Balla, ancora piccina ai tempi dell’inaugurazione, descrive così, alcuni anni dopo, il lavoro del padre: «Preceduta da un ingresso fantasmagorico di fiamme infernali Balla inonda di azzurro e di verdi mattutini la grande sala da ballo e crea nuovi disegni e mezzi pratici per realizzare lampade, mobili e ogni cosa per tutto l’arredamento del locale».

Purtroppo, più che sulle pareti è solo il soffitto ad essersi mantenuto nella sua vigorosità, protetto da una carta da parati, invece, per le pareti è già stata chiamata una commissione di esperti per decidere come procedere al suo restauro.

Bankitalia resta ferma nella volontà di aprire lì un Museo della Moneta, così da rendere la sala accessibile al pubblico, e allo stesso tempo collabora anche al restauro e alla riapertura della casa di Balla, in Via Oslavia, dove visse dal 1929 fino alla sua morte nel 1958. Un unicum in cui tutto è rimasto com’era.

La volontà di aprire un museo entro la fine del 2021 è ancora in campo, ad un secolo esatto dall’apertura del famosissimo Bal Tic Tac.